201405.19
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NOTA PUBBLICATA SU LA SICILIA SULLA GESTIONE DEI BENI CONFISCATI ALLA MAFIA

La Camera Penale di Catania Serafino Famà ha appreso dalla stampa di una “proposta di legge” discussa nel corso di un convegno organizzato da soggetti appartenenti alla cosiddetta società civile (un club service ed una associazione privata), da Enti Religiosi locali (le Diocesi di Catania ed Acireale) e dalla locale Associazione Imprenditoriale degli Industriali.

La “proposta di legge” riguarderebbe una modifica del Codice Antimafia (D.Lgs. 6/9/2011 n. 159) destinata – nelle intenzioni dei proponenti – a stimolare le banche alla concessione di un imprecisato “piccolo credito” o “microcredito” a favore di indefinite “microattività legali” attraverso un sistema di garanzie (fideiussioni) offerto allo stesso sistema bancario dall’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata, che in tal modo, contrariamente a quanto previsto dall’art. 110 del D.lgs. n. 159/11, diventerebbe un soggetto economico a tutti gli effetti.

Quel che più spiace è che il convegno da cui è scaturita la cosiddetta “proposta di legge” sia stato ospitato presso il Palazzo di Giustizia di Catania, coinvolgendo pubblici ministeri e giudici, e escludendo dagli inviti le sole organizzazioni forensi (Ordine degli Avvocati e Camera Penale), nonostante il contributo che potessero fornire in ragione della loro partecipazione ai procedimenti di prevenzione, da una prospettiva che tiene conto delle numerose criticità che la materia implica.

Le vere emergenze della normativa che interessa le misure di prevenzione e i beni confiscati alla criminalità organizzata riguardano, da un lato, l’applicazione dell’art. 111 della Costituzione, con il rigoroso rispetto del criterio della giurisdizione che non può essere delegata a periti d’ufficio, talvolta di incerta professionalità e competenza; dall’altro, la gestione efficiente, economica e professionale dei beni confiscati, che deve essere affidata a manager di provata esperienza ed affidabilità e non ad un ceto professionale residuale ed in gran parte non caratterizzato da adeguati livelli di specializzazione ed esperienza nella gestione delle imprese.

La Camera Penale Serafino Famà di Catania è – come sempre – pronta ad offrire agli interlocutori istituzionali il proprio contributo culturale e professionale per individuare soluzioni e rimedi ad un sistema che si è purtroppo distinto per inadeguatezza, determinando, spesso, la chiusura di attività economiche da cui dipendeva la sorte di numerose famiglie. I problemi si risolvono confrontandoci nelle sedi opportune, e individuando soluzioni orientate verso una maggiore efficienza del sistema. Non perseguendo velleitari progetti che intendono ridurre ad una mera questione di finanziamenti bancari un aspetto essenziale della civiltà giuridica e dell’assetto socioeconomico della nostra nazione.



Il PresidenteAvv. Enrico Trantino

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