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ARTICOLO PUBBLICATO SU LA SICILIA DEL 23/11/2014 SULLO STATO DELLA GIUSTIZIA (SENTENZA ETERNIT)

La Giustizia come valore sta sempre più cedendo il passo alla giustizia come fenomeno. I processi a più ampia diffusione mediatica diventano un bieco strumento di propaganda per quelle trasmissioni sensazionalistiche, che generano audience speculando sulle lacrime delle vittime; e un’occasione di carriera per quei magistrati che alimentano false speranze, ideando ardite tesi giuridiche in vicende a ampio impatto sociale. Se a ciò aggiungiamo anche certi avvocati che istigano le folle dimenticando elementari principi di diritto, vien fuori una miscela irrazionale che esplode appena un giudice applica la legge, senza cedere alle pressioni della moltitudine in tumulto. In quel momento interviene la politica con i soliti stucchevoli commenti di chi non sa e non capisce, ma trova una scusa per strumentalizzare il dolore a fini di consenso elettorale.

Questo è quel che accaduto – per ultimo – con il processo Eternit, in cui la “vergogna” è rappresentata non da chi ha applicato la legge (la Cassazione), ma da chi, nei precedenti gradi di giudizio, non ha avuto il coraggio di applicarla.

Immediato lo strepito delle forze politiche che hanno colto la ghiotta occasione per lanciare i propri strali sulla prescrizione, promettendo un’immediata riforma dell’istituto per evitare che si ripetano casi del genere. Clap, clap, bravi, bravi.

Quel che il comune lettore forse non coglie è che la prescrizione ha origini millenarie fondate sulla certezza del diritto, e sull’esigenza che un imputato abbia diritto alla definizione di una pendenza in tempi ragionevoli per non essere processato in eterno, dato anche l’effetto sbiadente del tempo sulla genuina acquisizione delle prove (quale attendibilità si potrà attribuire a una testimonianza a distanza di anni dal fatto?). Inoltre quale efficacia punitiva potrà avere una sentenza di condanna nei confronti di chi abbia compiuto un reato trent’anni prima rispetto alla sentenza definitiva?

Certo, ci sono i diritti delle vittime da considerare; ma sembra che qualcuno, per ingraziarsele, voglia nascondere loro gli effettivi scenari: l’interruzione o sospensione senza limiti della prescrizione perpetuerebbe all’infinito il processo, vanificando le pretese risarcitorie di chi si sia costituito parte civile, in quanto azionabili solo all’esito definitivo.

La nostra classe politica ci ha abituato a nascondere la polvere sotto il tappeto per provare a sfuggire alle censure di inettitudine. Piuttosto che dotare la magistratura di quelle forze necessarie per accelerare i giudizi (oltre il 60% dei procedimenti si prescrive nella fase delle indagini preliminari), escogita illusori e incivili espedienti per porre un rimedio a una condizione di cui, anche loro politici, sono la causa.

Ho sempre pensato – ma sono un illuso – che un Politico illuminato non debba farsi condizionare dagli umori della gente, orientando le proprie scelte alle loro attese; ma abbia il dovere di informare e educare i cittadini, affinché i valori di uno Stato (e tra questi la Giustizia) rimangano trascendenti e superiori rispetto alle contingenti aspettative. Solo in questo modo potremo finalmente assistere al rispetto per le sentenze, nella consapevolezza che chi decide un processo deve rimanere indifferente agli auspici della piazza e limitarsi a applicare le legge.



Enrico Trantino

Presidente Camera Penale Serafino Famà di Catania



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