201412.09
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ARTICOLO PUBBLICATO SU LA SICILIA IN OCCASIONE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI UMANI

In occasione della Giornata internazionale dei diritti umani la Camera Penale “Serafino Famà” di Catania, in linea con l’U.C.P.I. e condividendo l’iniziativa nazionale di Amnesty International, Antigone, Arci e Cittadinanza Attiva, coglie l’occasione per chiedere una legge contro la tortura facendo si che l’Italia si adegui a quanto previsto dalle Nazioni Unite.

I Penalisti catanesi, a mezzo del proprio Presidente, avv. Enrico Trantino, e del Responsabile dell’Osservatorio carcere, avv. Luca Mirone, richiamano ancora una volta l’attenzione sull’inaccettabile compressione dei diritti umani di coloro i quali, a torto o a ragione, si trovino oggi ristretti. Purtroppo il drammatico sovraffollamento carcerario, per certi versi cronico, non si può affrontare solo con misure straordinarie (peraltro indotte dalle continue condanne all’ Italia) volte a tamponare le emergenze, ma occorre ripensare sistematicamente tutto il sistema penitenziario, senza infingimenti o riserve mentali, per fa sì che l’esperienza detentiva sia dignitosa e aderente al dettato costituzionale.

Come da sempre sostenuto dalle Camere Penali, la limitazione della custodia cautelare ai casi di comprovata ed assoluta necessità (e non come illegale anticipazione della pena) ed il serio potenziamento operativo delle misure alternative alla detenzione (statisticamente determinanti nell’abbattimento del tasso di recidiva) costituiscono la via maestra per normalizzare e riequilibrare l’agonico sistema penitenziario italiano.

In tale ottica si salutano con favore le ragioni ispiratrici del disegno di legge di riforma delle misure cautelari personali, recentemente approvato dalla Camera ed oggetto di alcune modifiche al Senato; ciò costituisce indubbiamente uno sforzo teso a ridare equilibrio e proporzionalità alla custodia cautelare con l’auspicio che la prassi applicativa sia fedele a tali principi ispiratori.

Appare inaccettabile che ancora oggi (dato del 30 novembre 2014) – nonostante il timido, ma costante alleggerimento del carico penitenziario dovuto ai provvedimenti varati d’urgenza –  il numero delle morti carcerarie per l’anno 2014 si attesti in 126 di cui 41 suicidi, tragico sintomo di un sistema malato.  La rieducazione è il cardine costituzionale su cui dovrebbe ruotare il trattamento sanzionatorio; purtroppo osservazione e trattamento sono ancora insufficienti ed inadeguati (e ciò  nonostante l’instancabile impegno profuso dagli operatori), eppure costituiscono strumenti indispensabili per il recupero dell’individuo e del rientro in società.

Una detenzione cieca ed afflittiva che neghi il pieno diritto alla salute, al lavoro, alla crescita culturale, a condizioni igienico sanitarie dignitose e alla possibilità di rivisitazione critica del proprio operato, costituisce una violazione di rudimentali principi di civiltà, oltre che una trasgressione di diritti umani.


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