201807.18
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Lettera al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Catania

Ecc.Mo Signor Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Catania

Dott. Carmelo Giongrandi 

e p. c.

Ecc.Mo Signor Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catania

Dott. Roberto Saieva


Oggetto: istanze ex art. 54 L. 354 del 26.7.1975, udienze dinanzi il Tribunale di Sorveglianza e formazione e gestione dei fascicoli.

Diverse sono le segnalazioni che sono giunte a questo direttivo circa disfunzioni e ritardi nella gestione dei fascicoli e delle udienze che si trattano presso il Tribunale di Sorveglianza di Catania

  1. Con riferimento ai tempi di evasione delle istanze di concessione del beneficio della liberazione anticipata, soprattutto nei riguardi di quei soggetti prossimi al fine pena, sono pervenute numerose segnalazioni e lamentele da parte degli iscritti e non alla Camera Penale di Catania, che hanno rappresentato diversi disservizi.

Orbene, il momento di registrazione e assegnazione delle istanze è regolarmente e immotivatamente posticipato di diversi giorni rispetto al momento del deposito della richiesta presso la cancelleria competente. L’istruttoria, affidata in via esclusiva all’Ufficio di P.S., denominato “ ANTICRIMINE” presso la Questura di Catania – via Manzoni – ha sistematicamente dei tempi lunghissimi, a causa dell’elevato numero di deleghe e probabilmente per il numero ridotto del personale.

A ciò si aggiungono i tempi di attesa del parere espresso dal P.M. che, secondo quanto previsto dall’art. 69 bis co 2 l.26.7.1975, n. 354 , potrebbe anche non essere  espresso  soprattutto in tutte quelle ipotesi con un fine pena prossimo.

E’ evidente che la situazione, sin qui rappresentata, arreca un grave pregiudizio a tutti quei soggetti che, in virtù del richiesto beneficio, potrebbero ottenere un’immediata scarcerazione e che invece sono costretti a prolungare oltremisura la loro detenzione.

Peraltro, tale emergenza, oltre ad incidere sulla libertà personale degli assistiti, rende indecoroso lo svolgimento della professione, obbligando gli avvocati a presentarsi per più giorni presso le cancellerie al fine di sollecitare l’iter burocratico.

  1. Anche riguardo alle udienze dinanzi il Tribunale di Sorveglianza che, come è noto, hanno luogo solo il mercoledì di ogni settimana, sono pervenute numerose lamentele da parte degli avvocati iscritti e non alla Camera Penale di Catania che rilevano notevoli difficoltà nell’esercizio del mandato difensivo.

In primo luogo, i procedimenti presenti sul ruolo ad ogni udienza sono eccessivi (quasi cento), soprattutto quando si considera che la metà di questi attengono soggetti detenuti, provenienti da diversi Istituti di Pena.

Non è previsto un protocollo di trattazione dei procedimenti e, questo sicuramente, espone gli avvocati e i soggetti interessati ad attese spesso lunghe, creando enormi difficolta’ nella gestione di processi in altre sedi. Vero è che l’ordine di trattazione avviene secondo degli elenchi predisposti, in ordine di arrivo, dagli stessi avvocati, ma è anche vero che alle ore 9,00 (orario in cui normalmente si accede negli uffici) vi sono almeno 20-30 nominativi segnati e, comunque, al momento dell’arrivo dei detenuti si dà priorità a questi ultimi. Sarebbe forse più ragionevole instituire un protocollo con fasce orarie (ore 9,30  trattazione del procedimenti con i soggetti liberi e ore 11,00 quella con i detenuti o viceversa), evitando così  le attese, ma soprattutto la confusione che si crea ogni mercoledì mattina. Più opportuno, sarebbe invero, la trattazione in giorni diversi dei procedimenti con soggetti detenuti e quelli con soggetti a piede libero. I luoghi sono decisamente inadeguati per il numero dei partecipanti alle udienze (avvocati, detenuti e scorte) ed anche se, da qualche anno, è stata realizzata una saletta di attesa per gli avvocati (su sollecitazione del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Catania), gli spazi sono assai ridotti e poco sicuri (corridoi stretti, assenza di uscite di sicurezza, sbarre alle finestre).

  1. Risulta, inoltre, che le relazioni di P.S., di sintesi e le informazioni in genere, necessarie per la definizione del procedimento, sono frequentemente depositate nei fascicoli la stessa mattina della trattazione, impedendo agli avvocati di espletare una corretta ed adeguata linea difensiva. Difatti, i difensori, pur essendo autorizzati nel corso dell’udienza a prendere visione delle informazioni depositate la mattina stessa, non sono comprensibilmente in grado di produrre documenti che magari possano smentire quanto riportato in tali atti. Peraltro, a fronte della giustificata richiesta di rinvio avanzata dai difensori al fine di valutare le novità documentali, puntualmente il Tribunale di Sorveglianza ritiene di procedere comunque la trattazione del procedimento, rigettando l’istanza difensiva. In tali situazioni è evidente che il diritto di difesa sia leso.

Va certamente riconosciuto l’impegno profuso dai Magistrati di Sorveglianza che si traduce nella sollecita fissazione dei procedimenti con detenuti; va altresì riconosciuto che le carenze strutturali e di personale, in relazione alla mole del carico di lavoro gravante sull’ufficio, impedisce a ciascun difensore di fornire un concreto contributo alla formazione di un prodotto giurisdizionale che sia conforme a legge e ai principi Costituzionali che devono guidare la Magistratura di Sorveglianza.

Pertanto, ritenendo che le situazioni rassegnate comportino delle serie difficoltà per tutti gli avvocati nello svolgimento del loro mandato in ossequio al’incarico ricevuto da ciascun assistito, detenuto o libero che sia, chiediamo un solerte e proficuo intervento delle SS.LL., anticipando la disponibilità del Direttivo di questa Camera Penale ad un costruttivo confronto.

Ove, la nostre segnalazioni dovessero rimanere prive di alcun riscontro ci riserviamo il diritto di proclamare una compatta astensione dalle udienze.

Con Osservanza.

Il Presidente ed il Direttivo della Camera Penale

“Serafino Famà” di Catania

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