201412.23
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LETTERA AL PRESIDENTE DELL’UFFICIO G.I.P. DEL TRIBUNALE DI CATANIA

Sig. Presidente,

abbiamo appreso che in forza di recenti disposizioni di quest’Ufficio, nel caso di giudizio immediato non è più possibile conoscere il nominativo del giudice che si occuperà di eventuali riti alternativi.

Immaginiamo che a base di queste istruzioni vi sia il tentativo di far compiere una scelta ai difensori, in ragione delle oggettive condizioni della vicenda processuale, e non delle “attitudini sanzionatorie” di chi deve giudicare. Se comprendiamo l’esigenza di riequilibrare il lavoro dei magistrati del Suo Ufficio, siamo altresì certi che disporrete di statistiche da cui verificare la maggior mitezza di condanne inflitte in dibattimento, rispetto a quelle di alcuni giudici delle indagini preliminari.

Se esistessero parametri obiettivi cui tutti conformarci, potremmo – noi avvocati –rimanere indifferenti all’individualità di chi deve giudicare; ma non solo assistiamo a palesi sproporzioni, ma subiamo anche l’indifferenza della Corte d’Appello che piuttosto che applicare la sanzione ritenuta concreta al caso, si limita – spesso – a marginali ritocchi di pena.

Ricorderà che in occasione dell’incontro nel Suo ufficio all’atto del nostro insediamento, auspicammo una – idealistica – uniforme modulazione del trattamento sanzionatorio per incoraggiare l’accesso ai riti alternativi, spesso scongiurato proprio per la severità di chi giudica. Ma non pensavamo che il problema si potesse avviare a soluzione, non comunicandoci il nominativo di chi giudicherà.

L’intero sistema processuale, così come congeniato, può funzionare solo incentivando i riti alternativi al dibattimento (da una recente statistica, solo il 3% dei procedimenti negli Stati Uniti si celebrano in udienza pubblica). Da un lato le forbici sanzionatorie previste dal legislatore per ogni reato, dall’altro le personalità dei singoli giudici, rendono già sufficientemente difficile ogni nostra scelta. Non ci venga resa ancora più aleatoria dal “segreto” sul nominativo di chi deciderà il processo, con il risultato di dissuadere – nell’incertezza – il ricorso a riti alternativi, con l’ulteriore ingolfamento dei ruoli del dibattimento.

Siamo certi della Sua comprensione e confidiamo nel ripristino della precedente prassi, che ci consentiva di conoscere preventivamente il nome del designando Gup.

Catania 23 dicembre 2014                                                       Avv. Enrico Trantino

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