201602.19
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Nota del direttivo sulla violazione del divieto di pubblicazione di atti coperti dal segreto istruttorio.

Illustri Procuratori,
da tempo l’Unione delle Camere Penali si batte per elidere uno degli aspetti degenerativi più subdoli del processo penale: la divulgazione sui media di atti di procedimenti in corso, coperti dal divieto di pubblicazione ex art.114 c.p.p. Non solo tale illecita prassi attenta alla genuina acquisizione delle prove, rischiando di deformare i contributi testimoniali per effetto di quanto svelato; ma danneggia la privacy e riservatezza dei soggetti coinvolti nel procedimento, spesso esposti a un pubblico giudizio morale che anticipa quello processuale rischiando di condizionarlo, e che viola il diritto costituzionale di ognuno ad essere considerato innocente fino a sentenza definitiva di condanna.

La diffusione del problema è stata anche oggetto di specifica censura in occasione della recente inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione. Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione Cons. Pasquale Ciccolo ha denunciato come male patologico del sistema quello della spettacolarizzazione delle indagini e del processo penale, auspicando “un equo contemperamento tra Ia libertà di espressione e di stampa, da un lato, e l’esigenza di garantire, dall’altro, le fondamentali esigenze di rispetto della vita privata, della dignità della persona, della riservatezza delle indagini, della presunzione di innocenza e del diritto ad un giusto processo”.

Non è un caso se la Corte EDU ha ritenuto nelle sue numerose pronunce che il diritto di cronaca e manifestazione del pensiero deve essere tutelato, purchè non comprometta quello di presunzione di innocenza. Nonostante le possenti ragioni che presiedono al rispetto dell’art.114 c.p.p., continuiamo a riscontrare sempre maggiori violazioni, al punto da farci pensare esistano vasi comunicanti tra inquirenti e testate giornalistiche (e spesso tra esse e avvocati, le cui condotte stigmatizziamo con ancora maggior vigore). Solo nella giornata del 18 febbraio abbiamo assistito alla pubblicazione di stralci di verbali degli interrogatori resi da Giuseppe Laudani, la cui acquisizione – paradossalmente – è resa difficile a noi difensori in tempi brevi, se non pagando proibitivi importi di diritti di cancelleria, ma garantita ai giornalisti. Infatti, su Livesicilia, come da articolo allegato, la divulgazione di tali dichiarazioni diventa titolo dell’articolo, facendo preludere a una progressiva diffusione di stralci in ragione della curiosità che suscitano. Si instaura così un meccanismo perverso: un collaborante rilascia dichiarazioni che, sebbene mai verificate o finanche negativamente riscontrate, diventano “notizia” che non permetterà mai alcuna forma di efficace tutela o reazione, compromettendo irreparabilmente – a dispetto di illusorie rettifiche – la reputazione di chi è nominato.

Altra sgradevole situazione abbiamo registrato in relazione al procedimento che vede indagati i presunti assenteisti del Comune di Acireale. In data di ieri si sono svolti gli interrogatori di garanzia. Nel pomeriggio sulla testata Lasiciliaweb è apparso un redazionale contenente alcune dichiarazioni virgolettate rese al GIP dai tre indagati agli arresti domiciliari, controproducenti per la loro posizione (allontanando così ogni sospetto dai legali, quali fonti della notizia, peraltro mai indicati nominativamente nell’articolo).

Quel che una volta era un’eccezione, sta purtroppo diventando una prassi, resa ancora più odiosa dall’anonimato dei commenti dei lettori che diventano momento di sfogo di odio collettivo, alimentando un circuito di demolizione sociale.
La Camera Penale Serafino Famà ritiene che debba essere posto un argine alle condanne sommarie nel nome delle testate giornalistiche. Non è ammissibile la reiterata e impunita violazione di una norma, senza che nessuno provi a neutralizzare il fenomeno. La presunzione di innocenza, l’effettività del diritto di difesa, il giusto processo, non possono apparire come vuote e desuete formule, e essere sacrificati per il gusto dello scoop (l’informazione e la cronaca sono altro).

Confidando nella Vostra condivisione dei nostri intenti, ci attendiamo l’assunzione di iniziative che pongano rimedio a una situazione ormai insostenibile, che acuisce il senso di arretramento culturale e di una subordinazione di principi costituzionali alle logiche dell’audience.

Catania 19 febbraio 2016
Per il Direttivo,  il Presidente    Avv. Enrico Trantino

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